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Il Palatto dei Celestini è l’antico convento dietro al quale esiste una storia che si dispiega per quasi sette secoli legata a nomi di figure illustri della storia di Manfredonia ed è oggi sede dell’Amministrazione Provinciale e della Prefettura.
La sua facciata principale è opera di Giuseppe Zimbalo e Giuseppe Cino. Al suo interno è stata nel corso degli anni ampiamente ristrutturata.
Costruita per la prima volta nel 1350 per volere di Pietro Galgano, canonico di Siponto e Manfredonia, unico erede di una famiglia nobile e benestante, diventò successivamente la sede del Monastero dei Padri Celestini, intitolata a S. Pietro Celestino.
Dopo pochi anni il monastero dei Padri Celestini venne elevato ad abbazia, condizione posta a seguito di un legato di 1500 scudi annui lasciato dal capitano Pietro Borsa di Manfredonia.
Ma fu la seconda metà del '700 il periodo in cui il monastero cambiò completamente il proprio aspetto. Il vecchio edificio fu demolito e fu costruito l’imponente edificio barocco, che noi oggi possiamo ammirare su Corso Manfredi. Protagonista di questa ricostruzione fu don Giuseppe Maria Turco, Padre Generale dell’Ordine dei Celestini, il quale aggiunse alle rendite del convento quelle della deserta badia di Monte Pulsano. I lavori terminarono nel 1788 e prevedevano al centro della nuova costruzione una chiesa, che tuttavia non fu mai completata.
Negli anni 1807-1810 la Congregazione dei Celestini venne soppressa e l’edificio fu concesso al Comune di Manfredonia da Gioacchino Murat per uso di carcere correzionale e casa Comunale. I recenti lavori di restauro hanno portato il palazzo al suo antico splendore, e reso finalmente fruibile, l’ala ovest dell’edificio, che ospita la Biblioteca.
Al centro del Palazzo, laddove vi era una chiesa mai completata, vi è oggi l’Auditorium |